Clarinetto e Chitarra, considerazioni sul repertorio didattico originale e sui Dodici Pezzi Facili
- Vanavox Music Publishing

- 13 giu 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Il duo Clarinetto e Chitarra ha un repertorio non molto ampio.
Le composizioni originali per questa formazione, in riferimento al repertorio italiano, sono citate nell’eccellente lavoro di Adriano Amore “La Letteratura Italiana per Clarinetto”.
Quando però si vuole considerare il repertorio originale che abbia anche valenza didattica, i brani per clarinetto e chitarra sono molto rari.
La formazione di un clarinettista è spesso accompagnata da grandi sonorità, si pensi al duo con il pianoforte o al suo impiego nelle bande musicali di fiati. Il confronto con una chitarra permette al clarinettista in formazione di esplorare una sonorità più intima e raccolta, sviluppando così una sensibilità e un maggior controllo dell’emissione.
Per il chitarrista invece, abituato a sonorità raccolte e spesso solista, il confronto con un clarinetto è uno stimolo a cercare dei suoni più pieni, un attacco sulla corda più presente e lo forma nel sostenere una sonorità più ampia.
Analizzando il repertorio esistente sono presenti molti spartiti che però contengono solamente delle trascrizioni di brani più o meno celebri.
Cercando di colmare questo vuoto editoriale, il compositore Paolo Fontana ha pubblicato con la nostra etichetta Vanavox “Dodici Pezzi Facili per Clarinetto e Chitarra”.
Questo spartito appare nella sua realizzazione grafica molto vivace e colorato e spicca l’immagine di un pesce d’oro, simbolo dell’opera.
Questi dodici brani non rinunciano mai all’espressività e al sentimento, risultando gradevoli già dal primo ascolto. Facendo delle considerazioni su alcuni brani, emerge quanto segue.
Fin dal primo brano “Riflessioni d’autunno” ci si immerge in una atmosfera intima, fatta di suoni delicati e rarefatti, senza mai rinunciare ad una dignità melodica. Verso la fine del brano, al clarinetto è richiesto un suono soffiato (pianissimo, un soffio) in un registro che richiede all’interprete un controllo dell’emissione.
Il quarto brano “Alla rumba” invita il chitarrista a produrre un suono sostenuto che permetta al clarinettista di cantare con libertà. Quando si presenta alla battuta 19 un tema destinato alla chitarra, al clarinetto è richiesto un suono “pieno”, sarà quindi opportuno utilizzare un suono ben appoggiato che faccia emergere la linea della melodia.
Il quinto brano “Passacaglia” è sicuramente il più impressionista della serie, come tale è quello dove maggiormente l’equilibrio sonoro è parte fondamentale di una buona esecuzione. Le varie dissonanze, le numerose “messe di voce” richieste al clarinettista nel registro grave, i pianissimo e gli accordi “sgranati” chiesti al chitarrista caratterizzano l’atmosfera di questo brano.
Nel nono brano “Zingaresca” al suono “un po’ sguajato” del clarinetto deve contrapporsi con efficacia un suono energico nel “walking bass” della chitarra.
Gli ultimi tre brani “Seguendo il filo”, “Danza dei sensi” e “Ciaccona” richiedono agli interpreti una maggiore padronanza tecnica.
L’autore considera assimilati, da parte degli esecutori, le competenze che permettono di eseguire con disinvoltura brani di media difficoltà.
Il “mormorando” del clarinetto a battuta 19 di “Seguendo il filo” e il “piano” dalla battuta 29 in poi della “Ciaccona”, entrambi nel registro dello “chalumeau”, richiedono molta cura nell’emissione del suono. Di contro alla chitarra è richiesto un volume di suono al limite delle sue possibilità, specialmente nella “Danza dei sensi”, presentando il tema “molto marcato” e nei vari “rasgueo”.
Concludendo possiamo quindi affermare che arrivare ad ottenere le sonorità richieste dall’autore, considerando anche le varie differenze stilistiche dei “Dodici Pezzi Facili”, è sicuramente un’esperienza formativa per chi sta svolgendo un percorso didattico.






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